Un uomo senza tatuaggi è invisibile agli Dei
(Proverbio degli Iban).
Farsi un tatuaggio vuol dire marchiare il proprio corpo da qui all’eternità. È un rito antico, presente anche in diverse tribù dei confini del mondo. Con questo portfolio fotografico “INKED IDENTITIES” ho voluto creare un percorso per immagini che mi aiutasse a rispondere a tante domande che avevo. Mi sono chiesto quante e quali motivazioni spingono una persona a scegliere un determinato simbolo da cui farsi accompagnare per tutta la vita. E così anche quante e quali motivazioni spingano a scegliere di tatuarsi proprio in quel preciso momento. Queste domande mi hanno obbligato a cercare quale fosse la radice psicologica del marchiarsi la pelle, del farsi un tatuaggio.
L’identità di ognuno di noi non è sempre facile da comunicare o far trasparire. In un mondo sempre più globalizzato e omologante credo che il desiderio che alberga in molti giovani sia proprio quello di far trasparire la propria identità e renderla originale. Ma certo è che il tatuaggio è un marchio che aiuta a trasformare l’invisibile in visibile. Ecco una prima chiave di lettura da tenere in considerazione. Con un tatuaggio si rende palese e visibile un pezzo della nostra identità. Un pezzo di invisibile che diventa visibile “nero su bianco”. Un pezzo di noi che da interno diventa esterno. Da segreto diventa pubblico. O, quantomeno, a disposizione della vista e non solo della conoscenza interiore. Marchiarsi la pelle equivale a evidenziare un pezzo di sé. Una “dichiarazione” che sfiderà il tempo: sarà “per tutta la vita”.
REALIZZATO DA
Massimo Briani
FOTOCAMERA
LUMIX GX7
OBIETTIVO
Lumix G X Vario PZ 14-42mm Aspherical
Filtro
CPL
Treppiedi
No
Massimo Briani
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